NOVEMBRE 2022





Le crisi in Corso ridefiniscono gli asset geopolitici e gli Stati Uniti rinsaldano le storiche alleanze con Europa e Regno Unito. Per le imprese sono però ancora tante le opportunità da cogliere, grazie anche agli accordi Ipef e I2U2





Da una prospettiva vista qui negli Stati Uniti, sia la Russia che la Cina rappresentano due differenti sfide per gli USA.


La Russia oltre ad essere vista come “non-peer competitor state” (uno stato concorrente non di pari livello) e’ vista come un “rogue state” (uno stato canaglia, come la Corea del Nord per intenderci) con l’ambizione di ricostruire la vecchia Unione Sovietica e le bizzarrie di chi cerca di sovvertire un ordine internazionale che non può sperare di dominare.


La Cina e’ considerata come “peer competitor state” (uno stato concorrente alla pari) perche’ e’ la seconda potenza economica mondiale, che vuole plasmare un ordine internazionale con l’aspirazione di dominare anche attraverso una politica di colonialismo economico (verso paesi in Africa e America Latina), con una improbabile alleanza russo-cinese intesa piu’ in ottica anti-occidente e anti-USA e che tentenna in bilico tra le ambizioni del piano Made in China 2025 e il rallentamento reale della sua crescita economia.


Le relazioni geopolitiche e geoeconomiche a livello globale negli ultimi 40 anni hanno facilitato la globalizzazione intesa come l'aumento del flusso di beni, servizi, capitali, persone e idee attraverso i confini internazionali, grazie al progresso tecnico nelle comunicazioni e nei trasporti e ai nuovi accordi di libero scambio con eliminazione o riduzioni di barriere tariffarie, con il risultato di una standardizzazione economica e culturale e un mondo sempre piu’ interconneso.


Questa situazione di relativo benessere globale si sta oggi modificando in un nuovo scenario sotto l’influenza di alcuni eventi emersi nel corso degli ultimi 2 anni, a partire dalla trade war tra USA e Cina e a seguire con la pandemia covid, le difficolta’ e complessita’ nella supply-chain, l’invasione russa in Ukraina dello scorso febbraio.


Ed e’ proprio la guerra in Ukraina che ha cambiato le priorita’ in tema di relazioni e commercio internazionale perche’ nel concetto di globalizzazione, inteso finora come guidata dalle opportunita’ di sviluppo economico in un libero mercato sempre piu’ globale, si inserisce ora un nuovo elemento: il rischio politico.


Si vede cosi’ emergere un nuovo scenario globale, accelerato dalla frattura tra 2 contrapposizioni rappresentate dalle 2 potenze economiche mondiali: USA e Cina.


La recente votazione del 12 ottobre alle Nazioni Unite sulla risoluzione di condanna alla Russia per l’annessione illegale di 4 territori all’interno dei confini di un paese sovrano come l’Ukraina ha visto un fronte coeso di 143 paesi contro 35 astensioni (tra cui Cina e India) e 5 contrari (tra cui la Russia ovviamente) che ben illustra la spaccatura tra occidente da un lato e resto del mondo.


La visione americana e’ quella di creare un nuovo asse atlantico basato sui principi del liberismo economico e della democrazia e in questa visione si associano l’Unione Europea (che deve necessariamente puntare all’allargamento oltre gli attuali 27 paesi e ad una maggiore coesione cosi’ da giocare un ruolo piu’ strategico), il partner Gran Bretagna e i paesi amici di Australia, New Zealand, Giappone, Corea del Sud, Singapore e Taiwan. Il rischio politico e’ quindi il nuovo fattore del nuovo concetto di globalizzazione e su questo punto mi piace ricordare quanto ha dichiarato Jens Stoltenberg, segretario della NATO: “Freedom is more important then trade”, perche’ e’ su questo principio che si ridisegnano le nuove relazioni politiche ed economiche tra paesi percepiti come “amici”.


La Russia quindi svanisce come mercato di interesse per le imprese occidentali e oltre 1000 aziende occidentali hanno gia’ azzerato il trade e sospeso ogni attivita’ nel paese. In termini di valore l’export del Made in Italy verso la Russia rappresentava nel 2021 solo un mero 1,5% dell’export complessivo, cosi’ come l’export USA verso la Russia rappresentava nel 2021 solo un 0,35%. Rimane per alcuni paesi europei il vincolo della dipendenza energetica dalla Russia ma questo verra’ progressivamente rimosso.






Washington crea cosi’ nuove alleanze tra blocchi di paesi accomunati da interessi e principi comuni, condivisi e condivisibili.


Lo scorso 23 maggio 2022, a Tokyo in Giappone, il Presidente americano Biden ha lanciato IPEF (Indo-Pacific Economic Framework), una partnership strategica tra USA e 13 paesi (7 dell'ASEAN marketplace del sud-est asiatico + Australia, New Zealand, India, Japan, South Korea e Fiji) che insieme rappresentano il 40% del PIL mondiale La prima finalita’ e’ la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, riducendo drasticamente la dipendenza dalla Cina, e avvalendosi delle risorse dei 7 paesi ASEAN (Brunei, Indonesia, Malaysia, Philippines, Singapore, Thailand e Vietnam), il nuovo hub manufatturiero sviluppato dal reshoring dalla mainland China e dal riposizionamento efficace della supply-chain.


L’accordo IPEF ha come obiettivo soprattutto quello di ridefinire le regole della nuova economia globale del 21mo secolo, regole basate su 4 temi basilari per l’avanzamento degli standard legati al mondo del lavoro e alla sostenibilita’ dell’ambiente: commercio equo e resiliente e la corretta conduzione del trade tra i paesi membri resilienza nella supply chain (la cui funzionalita’ implica aspetti di sicurezza nazionale per i paesi che necessitanlo di superare le dipendenze di approvvigionmento) connettivita’ digitale, infrastrutture, energie rinnovabili e decarbonizzazione fiscalita’ e anticorruzione IPEF non prevede al momento una riduzione o liberalizzazione delle tariffs doganali ne’ e’ inteso essere un accordo di libero scambio ma l’elemento differenziale e qualitativo di questo accordo pone le basi per regolamentare principalmente gli interessi di sicurezza degli USA e dei suoi alleati ed e’ proprio su questa base che si distingue dal RCEP, l’iniziativa di free trade voluta dalla Cina che di fatto si basa solo sul libero scambio escludendo in toto le 4 tematiche IPEF perche’ la finalita’ cinese e’ quella dell’espansionismo colonial economico.


A seguire, il 14 Luglio 2022, a Jerusalem in Israele, sempre il Presidente americano Biden ha lanciato I2U2, la nuova cooperazione di investimenti e iniziative tra India, Israele, UAE e USA con la finalita’ per i 4 paesi aderenti di collaborare su tematiche quali investimenti e iniziative in campo energetico, di sicurezza sull’approvvigionamento di risorse alimentari, trasporti, spazio, salute e preservazione dell’acqua.


Non secondaria come finalita’, rienergizzare e rivitalizzare l’alleanza americana principalmente con l’India, in palese ottica di contrastare l’influenza cinese in un paese che rappresenta un primario consumer market e che e’ in chiara rivalita’ con la Cina.


Oltre al rafforzamento dell’alleanza atlantica tra USA, UK e EU, gli accordi IPEF e I2U2 rispondono alle esigenze della nuova globalizzazione che possiamo definire come responsabile e sostenibile, perche’ includono, finalmente, regole di condotta, il senso di responsabilita’, la realizzazione della necessita’ di contenimento di sprechi e rifiuti, l’ottimizzazione delle risorse energetiche, lo stimolo al cambiamento verso le energie rinnovabili, e l’applicazione di una politica di lunga visione prospettica nel gestire relazioni di trade e di business tra paesi amici, alleati e partner (Italia compresa).





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